#10 It's HALLOWEEN Time! 6.0 Racconti e musiche per un'atmosfera... da brivido!

Buon pomeriggio e BUON HALLOWEEN! Cosa avete in programma di fare, stasera?
Io andrò a casa di una mia amica per una pizzata + schifezze e dovrò truccarmi per poi raggiungere con i mezzi pubblici casa sua >.< Per cui sono certa che riceverò tantissime occhiate curiose >.< Proverò un sacco di vergogna, già lo so! Però speriamo ne valga la pena e, soprattutto che mi diverta! Vi lascio, augurandovi la stessa cosa e sperando che il post sia interessante! :D


Essendo oggi Halloween, mi sembrava giusto mettervi un paio di canzoni e un paio di racconti per farvi entrare del tutto nell'atmosfera più creepy dell'anno!

Cominciamo da un racconto!

Le zucche di Ognissanti  

Angela aveva dei vicini di casa molto silenziosi.Non si vedevano mai, sapeva della loro esistenza solo perché talvolta si affacciavano a bere il loro the scuro e fumante. In tutto erano solo tre ragazzi: due femmine e un maschio. E lo furono per parecchio tempo o meglio finché una delle ragazze non svanì. Nel nulla, proprio nel nulla. Venne la polizia, li interrogò entrambi, ma non ne cavò niente: alibi inconfutabili e nessun movente. Era accaduto la sera della vigilia di Ognissanti. La mattina dopo Angela aveva trovato sui loro scalini due bellissime
 zucche arancioni intagliate con la classica boccaccia scura e dentellata, e con una candela dentro che spandeva tutt’attorno una breve luce. Il giorno era davvero molto nuvoloso e le zucche contro la parete di pietra della casa sembravano tanto più splendenti. Erick ed Anne non credevano fosse una buona cosa festeggiare Ognissanti quell’anno: esattamente la stessa sera di dodici mesi prima, la loro amica Ira era svanita nel nulla proprio andando a cercare delle zucche per la vigilia. Ma, si dissero che il modo migliore per esorcizzare la paura fosse quello di andare proprio a cogliere quelle zucche. Il campo dove crescevano stranamente incolte era a nord del paese. Erano le cinque del pomeriggio, tirava un forte vento e non passava nessuno. Anne strinse forte la mano di Erick, non riusciva a parlare per l’angoscia. Era dal momento in cui avevano messo piede in quello strano campo arancione che aveva i brividi. Sapeva che non dovevano essere lì.
“Erick andiamo via, io ho paura”, gli sussurrò in italiano.
“Ma smettila!”, replicò lui in tedesco.
Anne allora si guardò attorno e notò che le zucche erano sparse un po’ ovunque, scomposte al suolo, come abbandonate, e che erano unite dai loro tralci verdastri, ma prive di ogni perizia agricola. Erano cresciute selvaticamente ed incomprensibilmente dato che quello non era terreno da zucche.
“Se i nonni ti vedessero adesso, sai quante risate si farebbero?”, continuò lui ridacchiando.
Anne ebbe fulmine la visione del glorioso nonno Von Larck, eroe della seconda guerra mondiale pluridecorato al valore. Era un’immagine quella, che le si era stampata nella mente durante l’infanzia quando quell’enorme quadro che lo raffigurava era appeso nella grande villa di campagna della sua famiglia. Lei, Ira ed Erick si erano conosciuti proprio perché i loro tre nonni erano stati molto amici durante la seconda guerra mondiale. Avevano combattuto in Italia nello stesso reggimento, esattamente dalle parti in cui loro abitavano in quel momento. Ad un tratto, mentre Anne ed Erick saggiavano la consistenza di qualche zucca, Erick gridò un’esclamazione in tedesco e indicò ad Anne una fila di dieci zucche bellissime sotto un noce su di una piccola altura lì vicino. Correndo tra i tralci arrivarono fin lì e pensarono che quelle dieci zucche fossero davvero belle: grandi, sode, mature e di un arancione acceso ai limiti dello sgargiante. Se ne stavano tutte e dieci in fila perfetta sotto questo noce da cui cadevano tante foglie rosse, come gocce di sangue. Se fosse stata una coltivazione, avrebbero detto che dovevano essere di una qualità di gran lunga superiore a tutte le altre.
“Prendiamo due di queste”, disse Erick. Anne annuì un po’ sollevata: avevano trovato le zucche e non era ancora sera, potevano stare tranquilli dopotutto. Con i coltelli portati da casa ne staccarono le due più grosse dal terreno e se le misero in braccio. Poi, mentre stavano per andar via, Anne notò un riflesso in controluce provenire tra le pieghe della corteccia del noce. Si avvicinò e con una mano pulì la macchia splendente coperta dal muschio che le era parso di vedere. Sembrava una targa dorata.
“Cosa c’è Anne?”, domandò Erick tornando indietro.
“Aspetta un attimo. Qui c’è scritto qualcosa. Mi pare che sia una targa di commemorazione. Dice che…dice che nell’Ottobre del ’44 c’è una battaglia tremenda tra i tedeschi in ritirata e i partigiani. I partigiani furono massacrati e per giorni i loro corpi rimasero insepolti su questo campo. Sotto questo albero i tedeschi fucilarono i dieci capi partigiani una volta vinto e…”, Anne si interruppe e soffocò a malapena un grido. 
“Cosa c’è adesso Anne?”, chiese Erick esasperato.
Anne indicò tre nomi sotto la targa. 
“Il massacro fu compiuto ad opera di…”
Anche Erick si fermò per deglutire, una foglia rossastra gli si poggiò sulla mano. 
Non riuscì a pronunciare quei tre nomi. Piuttosto stava per dire ad Anne di andarsene, quando i tralci della zucca che aveva tra le braccia gli si strinsero ai polsi, come se avessero preso improvvisamente vita. Imprecò e guardò terrorizzato Anne. La vide combattere disperatamente con i tralci animati della sua zucca. Gridò il suo nome prima di scorgerne molti altri uscire dal suolo come alti serpenti per cingerle le caviglie, la vita e il collo. La terra tra le zucche in fila indiana si aprì, ritirandosi come le acque del mar Morto, e lei venne inghiottita senza nemmeno un grido per colpa di una foglia che le si era infilata in bocca di traverso. Questa fu l’ultima cosa che Erick vide con chiarezza, poi il respiro gli mancò e con lui la terra sotto i piedi. Decine di tralci lo avvolsero e sprofondò, tra le dieci bellissime zucche. Angela quella mattina di Ognissanti tornava da una festa col suo borsone rosso. Sperò che anche quell’anno i vicini tedeschi avessero acceso le zucche sugli scalini di pietra della casa. Rimase felicemente sorpresa quando, tutte attorno al muro del loro appartamento, trovò dieci zucche incredibilmente belle, tutte intagliate e tutte con una candela splendente dentro che spandeva tutt’attorno una breve luce. 



E ora, una cover meravigliosa!




Di nuovo un racconto, stavolta più breve!

Bambole  

La vecchia Crystal pettinava le sue bambole:aveva un viso cupo e triste e la sua pelle,coperta da copiose rughe, era bianca come il latte. Crystal amava le sue bambole. Indosso’ la sua lunga camicia da notte bianca, con bordi in pizzo e nastri viola e si accovaccio’ nel suo letto a baldacchino, un grande letto scricchiolante e freddo, dalle coperte sempre ruvide e pulite. Le bambole la osservavano da ogni angolo della camera, ne aveva piu’ di 300... Dal corridoio arrivavano i rintocchi del vecchio pendolo ereditato dai suoi avi... 12 rintocchi, e’ ora! Un forte vento soffia attraverso i finestroni immensi e sibila… Le gocce di cristallo del grande lampadario risuonano... Una luna luccicante pulsa in cielo, illuminando tutto di una luce argentea e spettrale... Crystal si alza dal letto. Ed anche le bambole si alzano, si alzano in piedi e si mettono a correre all’impazzata, escono dalla camera e corrono per tutta la grande villa, ridono,
 gridano e ghignano sommessamente. Sono bambole strane, perdono sangue dagli occhi. Odore di sangue ovunque. Crystal e’ in piedi davanti alla finestra aperta e guarda la luna, il vento le scuote i capelli, la camicia da notte si alza, il crocefisso al suo collo picchia contro al suo petto etereo e freddo. Le bambole fanno baldoria dietro di lei. Il pavimento e’ freddo... Crystal si gira con un’espressione immutata nel tempo, come quella di una bambola, e si dirige verso la camera delle figlia scomparsa prematuramente; entra, la maniglia della porta e’ fredda, come tutto dentro quella casa... Quella triste villa vittoriana... maledetta villa! La camera e’ buia, solo la lieve luce lunare penetra dalle spesse tende nere; Crystal afferra la fotografia,ormai sbiadita,di lei che ride felice con la sua bimba in braccio... Una bambola spia dentro dalla porta semiaperta: Crystal la fulmina con lo sguardo ed essa corre via, facendo saltellare le sue gambine di porcellana ed i suoi boccoli d’oro... Sguardo vitreo,immobile,fisso su quella foto. un gemito improvviso,un singhiozzo... poi un tonfo sordo e un rumore di vetri sul pavimento...il ritratto tanto caro alla vecchia giace ora a terra,in mille pezzi,dopo essere stato scagliato contro la vasta parete bianca... Ora Crystal sa che cosa deve fare. Va in cucina, le bambole la seguono incuriosite e bisbigliano “che cosa fa? che cosa vuole fare?" Crystal apre il cassetto dei coltelli e ne estrae uno lunghissimo; la punta luccica alla luna, come i suoi occhi. Ritorna nella sua stanza , percorrendo a piccoli passi il corridoio; le bambole le fanno spazio ritraendosi sulle pareti, impaurite da colei che le pettinava una ad una tutte le sere. Crystal sale sul letto, si siede, la luna illumina il suo viso di un’angoscia straziante, impugna il coltello e se lo pianta nello stomaco...Spinge,sempre più forte, mentre il sangue esce copioso e scuro, e lacrime spesse le percorrono le guance pallide, ammantate di un viola funereo... sta morendo ,sta soffrendo! Coltri di sangue adesso coprono i sorrisi dei giorni felici con la sua bimba, le lunghe passeggiate nella foresta, i teneri baci e gli abbracci della figlioletta,quando tornava da scuola... Le bambole osservano in un silenzio tombale, mentre il corpo di Crystal cade sul letto ,straziato. Poi tornano al loro posto, su mensole e mobili, mentre il balenio di un lampo illumina per un istante i loro occhi ancora imperlati di lacrime.



Terminiamo con la colonna sonora di un film PERFETTO per oggi e che mi ha accompagnata durante la serata della festa di HALLOWEEN passata con mia cugina e il ragazzo!


Ovviamente non possiamo che terminare con un video da brivido, oggi ci sta tutto, no? :D




Per cui... ancora buon Halloween! Spero solo che passiate la vostra serata nel migliore dei modi, non importa come, importa solo che siate felici!
Grazie per aver seguito questa rubrica, ci sentiamo il prossimo anno (forse!)


Ecco quà! Anche per questa rubrica di Halloween è tutto e non ci credo che siamo già arrivati a questa giornata! Non so bene se il prossimo anno ci sarà perchè mi sono resa conto che non è stata apprezzata moltissimo, ho ricevuto poche visite e ancora meno commenti per cui dovrò decidere bene! Mi spiace perchè mi sono impegnata tanto, ho dovuto pianificare tutti i post in una sorta di corsa contro il tempo perchè era un periodo super incasinato per me, e non è stata apprezzata, forse vi siete semplicemente stufati, dopo 6 anni! :) Fatemi sapere :3 Altrimenti ci sentiamo domani! :D
Buona serata, spero vi divertiate!
Ika.

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